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giovedì 27 marzo 2008

Recensione: HAPPINESS - Todd Solondz

Voglio provare a cimentarmi nella prima recensione di un film visto la settimana scorsa, insieme ai ragazzi del FILMKAMERA di Baselica.
La pellicola in questione, acida e disturbante ma allo stesso tempo divertente e sarcastica è

HAPPINESS di Todd Solondz
, anno 1998.

In una cittadina del New Jersey si intrecciano le vite e le storie folli di varie persone: una coppia sull'orlo del divorzio dopo 40 anni di matrimonio, una scrittrice troppo presa dal successo e dagli impegni per essere anche felice, una ragazza ingenua che non riesce a combinare nulla di buono nella vita, un nerd con l'ossessione delle chiamate hard a sconosciute, uno psicologo pedofilo con un figlio in paranoia perchè non riesce a "venire", una donna che schifa il sesso e uccide come se niente fosse il suo carnefice tagliandolo a pezzi e congelandolo in freezer...

Tutto questo è una cronaca della vita-orrore di una qualsiasi provincia americana (e non), fatta di finti sentimenti e apparenti rapporti umani, con tutti gli sforzi del caso per ottenere e mantenere quella "felicità" e normalità di facciata che tutti si aspettano.
Per salvare le apparenze.
E credo che in alcune scene ci si possa riconoscere ognuno di noi, nel bene e nel male.

Di "Happiness" quindi in questo film c'è ne è ben poca: durante le scene che si susseguono i protagonisti sono spesso in lacrime, o furibondi, o disperati.

Happiness è la RICERCA della felicità, *o presunta tale*, è la paura incessante di rimanere soli, è la necessità di avere qualcuno vicino che colmi una serie di vuoti incolmabili.
E' semplicemente e umanamente bisogno di affetto.

In quasi 2 ore e mezzo di film Solondz riesce perfettamente a descriverci tutto questo senza mai annoiare, senza prendere le parti di qualcuno o condannare, senza mai dimostrarsi volgare o cruento, ma lasciandoci nonostante tutto con il sorriso sulle labbra, soprattutto con un finale davvero imperdibile.

giovedì 13 marzo 2008

L'ultima e poi vi giuro che passo ad altro!!!! ^_^

Volete mettere una magica Fiat Duna Weekend con quell'aborto a 4 ruote chiamato Matiz?? 
Ok ok, la Duna sulla luna era autocappottante, andava in moto 2 volte su un milione, al suo interno succedevano cose che voi umani non potete neanche immaginare, bisognava fare un mutuo dal meccanico per mantenerla in vita, e alla concessionaria te la vendevano "portiera in mano"...però è pur sempre la Duna, la Regina del deserto degli sfasciacarrozze, Miss Felafel...insomma: quella dolce presenza al tuo fianco che si rompe di continuo solo per farti sentire che lei c'è, è viva e ti vuole bene.
Ok sto degenerando.
Prometto che questo è l'ultimo post su quella cosa Koreana, sennò sto blog diventa il fan club anti Matiz!

venerdì 7 marzo 2008

La mia fede è salda


Mi fa sempre più schifo.............

sabato 1 marzo 2008

Tanti saluti da Volterra


"Ti mando delle notizie che nel sistema telepatico mi sono arrivate, che vi paiono strane ma sono vere.io sono un astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale. questa è la mia chiave mineraria. Sono anche un colonnello dell’astronautica mineraria astrale e terrestre."
Nannetti Oreste Fernando (Nanof)


Come nella più banale delle cartoline.

Questo weekend io e la mia socia torneremo a Volterra per un nuovo reportage al leggendario Ex Ospedale Psichiatrico Charcot (sezione civilie) /Ferri (sezione giudiziaria).

Costruito nel 1888 e chiuso in seguito alla legge Basaglia nel 1975, questa immensa struttura è un fossile e la polverosa scomoda testimonianza di ciò che resta dell'orrore perpetuato in quelle mura, in un momento della nostra storia in cui si finiva internati per molto poco: bastava avere lievi disturbi, andare controcorrente o essere "troppo poco omologato alla massa" per non vedere mai più la luce del sole.
In parole povere tutti gli indesiderabili confluivano in manicomio, per non arrecar disturbo alla nostra linda società.

A Volterra venivano ricoverate oltre 6.000 persone alla volta, c'erano 2 bagni ogni 200 ricoverati, e nel sovraffollamento, nella perdita di ogni dignità e nella solitudine morirono migliaia di persone avvelenate da psicofarmaci & elettroshock.
Un autentico lager di casa nostra insomma.

“10% deceduti per percosse magnetico-catodiche, 40% per malattie trasmesse, 50% per odio, mancanza di amore e affetto” (Nanof)

A tutto questo si oppose a modo suo, con la fantasia, Nannetti Oreste Fernando, che passò gran parte della sua esistenza rinchiuso al Ferri.
Costui trascorse il suo internamento a incidere con la fibbia della cintura i muri perimetrali del proprio padiglione con scritte, disegni e poesie che sfiorano la fantascienza, creando una sorta di grande diario.
In più produsse una serie di disegni e opere su carta, che ancora oggi vengono guardate con curiosità dal mondo della psichiatria.
Le sue opere sono assolutamente...astrali...fuori dal mondo, narrano di mondi lontani, voli intergalattici e di astrusi personaggi ma allo stesso tempo trasmettono amore e voglia di esistere.
Il luogo ormai è abbandonato a sè stesso e completamente in rovina, e anche i graffiti di Nanof stanno scomparendo da quell'intonaco che cade a brandelli.
Noi siamo state là per la prima volta durante l'estate del 2006, e l'inquietudine e l'angoscia che abbiamo provato sono stati enormi: nel silenzio di quel bosco sembrava che il vento fortissimo di quel pomeriggio volesse cacciarci via da lì, ospiti indesiderati di quel luogo maledetto.
Torniamo perchè vorremmo, con una serie di foto particolari, interagire con la struttura per ridare umanità ad un posto che ne ha avuta ben poca.
Detto così si capisce poco, quindi una volta pronte le fotografie le pubblicherò qui.
A presto.